venerdì 18 ottobre 2013

Viaggio verso l'Isola Luminosa

Si avvicina Halloween, Samhain o come dir si voglia. Un momento importante nella ruota dell'anno, una specie di capodanno, in cui si è conclusa la raccolta, ci si accinge o si è già seminato e si guarda al buio che si avvicina, che prende sempre più spazio nelle giornate, come un'occasione per dare spazio anche al buio dentro ogni cuore. Un momento importante della Ruota dell'Anno, che sa di festa e di riflessione, di paura e di sollievo, di riposo e di speranza.

Cercano una storia da leggere per me e non solo per me, che mi parlasse di tutto ciò, del velo che divide i mondi e che in questi giorni si assottiglia, offrendo straordinarie opportunità.
Nel libro Circle Round di Starhawk, Diane Baker e Anne Hill ho trovato una via di mezzo fra una storia, una meditazione e un viaggio fantastico. Lo ho tradotto e ve lo offro.

Viaggio verso l'Isola Luminosa

Sedetevi in cerchio, ognuna chiuda gli occhi e immagini...
E' tardi ed è la notte di Halloween. Sei molto eccitata. Per tutta la sera sei stata in giro, travestita, a raccogliere caramelle e mele e altri dolcetti nelle case dei tuoi vicini. Ora sei tranquilla ed è tempo di andare a dormire ma senti ancora della magia nell'aria.
“Dobbiamo andare a letto?” chiedi.
“Questa è la notte dei sogni magici” dicono gli anziani. “Lascia una mela per il Nonno Cervo, e forse ti porterà da qualche parte.” Scegli la mela più bella fra quelle che ti hanno dato e la metti sul davanzale della finestra per Nonno Cervo. Poi ti infili sotto le coperte e chiudi gli occhi.
La stanza si riempie di un odore terroso, di animale. Apri gli occhi e prima che riesci ad alzarti dal letto lo spirito risplendente del Nonno Cervo, il più vecchio e il più saggio cervo della foresta, con grandi corna ramificate che porta orgoglioso sulla sua testa.
Salta sulla mia schiena e ti porterò da qualche parte,” dice il cervo.
Sali sulla sua schiena, ti stringi forte alle sue corna e vedi scorrere intorno a te le strade e le auto, fuori nel mondo dello spirito dai colori turbinanti.
Alla fine arrivi ad una spiaggia su cui si infrange lo scuro oceano. Non hai paura, anche se non riesci a vedere molto nel buio.
“Scendi,” dice Nonno Cervo. “Non posso portarti oltre. Ora devi proseguire su una barca.”
Scivoli giù dalla schiena di Nonno Cervo e lo ringrazi. Una barca plana fra le onde e senti il crepitio della sabbia sotto la chiglia quando raggiunge la battigia.
“Vuoi fare un giro nella mia barca?” Dice una voce. Non vedi nessuno, ma sai che la voce è magica perché suona in modo diverso a tutti quelli che la sentono. Alcuni sentono la voce di una donna, altri quella di un uomo. Alcuni un bambino o un animale o un uccello. Tu cosa senti?
“Vuoi visitare l'Isola Luminosa che c'è oltre il Mare Senza Sole?” chiede la voce.
Rispondi: “Sì!”.
“Allora devi trovare un modo di pagarmi.”
“Ma io non ho denaro con me. Sono solo una ragazzina.” rispondi. E hai lasciato a casa anche tutte le tue caramelle.
“Mi piacciono le storie molto più dei soldi o delle caramelle.” dice la voce. “Raccontami una storia su qualcosa che hai fatto e che per te non è stato facile.”
Che storia racconteresti?
“Sali a bordo e la barca scivola lontano dalla spiaggia. Si muove silenziosa sul mare scuro.
In lontananza, qualcosa splende. Lentamente diventa più grande e luminoso. Comincia a sentire un odore molto dolce nell'aria, qualcosa che ti ricorda frutta e fiori.
Ora puoi vedere che quel punto brillante era un'isola, che diventa sempre più grande via via che ti avvicini. Sulla spiaggia ci sono alberi bellissimo e fiori che splendono di luce propria.
“Chi vive su quest'isola?” chiedi.
“Coloro che sono morti o che non sono ancora nati.” risponde la voce.
“Allora sono morta anch'io?” chiedi.
“No. Oggi è Halloween, la sola notte dell'anno in cui i viventi possono visitare ques.”
La barca raggiunge la spiaggia, e la sabbia crepita sotto la chiglia.
“Grazie, grazie!” dici, saltando fuori e camminando nell'acqua bassa fino alla spiaggia.
Arrivi ad una terra magica che ha un aspetto diverso per ogni persona che ci arriva.Tu vedi il più bel posto che tu possa immaginare, e proprio il tipo di luogo che ti piace di pi, che sia una valle o una montagna o un bel giardino o una spiaggia, o una casa accogliente. Qualcuno è lì ad aspettarti, una/o tu* antenat*, qualcuno che ti vuole molto bene. Chi è? E' qualcuno che conosci e ricordi e ti manca o qualcuno che non hai mai incontrato prima? O qualcuno che hai incontrato in sogno?
Girelli per l'isola per un po' e quando ti viene fame e sete e senti la stanchezza appare una donna vecchissima. E' così vecchia che la sua faccia è ricoperta di rughe, ma i suoi occhi sono così luminosi che brillano come due grandi lune. Ai suoi piedi c'è un pentolone metallico rotondo (un calderone) e lei sta mescolando qualcosa con un grande cucchiaio di legno, gira, gira, gira...
TI avvicini al calderone e ci guardi dentro. All'inizio ti sembra scuro, ma poi noti migliaia di minuscole luci risplendenti, come piccole stelle. Le guardi turbinare fino a che ti sembra di avere le vertigini.
“Queste sono le anime dei morti, “dice la vecchia. “E sono anche le anime di quelli che ancora non sono nati. Nel mio calderone io le riporto alla vita. Vuoi assaggiare?”
Alza il cucchiaio e mette una goccia della mistura sulla tua lingua. Il suo sapore è il più buono che tu possa immaginare. Una sola goccia è abbastanza per soddisfarti completamente. Guardi di nuovo nei suoi occhi e capisci che è la Dea.
“Ricorda questo sapore,” ti dice, “in qualunque momento tu avessi paura o ti trovassi ad affrontare una dura prova, it darà forza e coraggio. Ma ora è il momento di andare.”
Dover salutare la Dea, i tuoi antenati e tutti coloro che hai incontrato sull'Isola Luminosa ti riempie di tristezza. Lentamente cammini verso la spiaggia. Passerà un anno intero prima che tu possa tornarci, ma ti ricorderai il tuo antenato e forse nei sogni potrai incontrarlo di nuovo.
Alla spiaggia la barca ti sta aspettando. Ci sali sopra e senti il crepitare della chiglia sulla sabbia mentre si stacca dalla riva verso le buie acque del Mare Senza Sole.
Sulla riva opposta ti aspetta Nonno Cervo. Senti il suo odore caldo e il ricco odore della terra umida.
Ora la barca raggiunge nuovamente la spiaggia, e tu ringrazi l'essere magico che ha guidato la barca per te. Salti fuori e sguazzando nell'acqua bassa torni dal Nonno Cervo e salti sulla sua schiena.
Di nuovo voli attraverso i colori turbinanti dello spirito del mondo, torni a vedere le cime degli alberi, le strade e la tua casa. Ringrazi Nonno Cervo mentre scivoli giù dalla sua schiena e gli porgi vicino alla bocca la sua mela speciale. Ti accoccoli calda e sicura nel tuo letto.


venerdì 23 agosto 2013

Lune nuove

Grembo sacro di femmina, dove si lega la terra e il mare.
Dove semina il mistero della vita,
contenuto nel nostro ciclo di luna di sangue.

Donna e luna.
Luna, la luna e la donna.
Insieme, tutte le lune,
tutte le donne
nel cerchio del potere.

Inno cantato alla Luna e al sangue mestruale

fonte inglese LunaCup Mexico, grazie Nel Nome della Madre


Il sangue è arrivato, prepariamo la festa!

mercoledì 29 maggio 2013

In onore di una splendida strega e di tutte coloro che si sentono tali

Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo. Potete chiamarmi Strega.

Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.

Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche, sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.

E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!

Per cui sono Strega.

Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale… sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e… folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.

di Barbara Giorgi per Franca Rame

p.s. grazie della segnalazione a Hanfod Thea

giovedì 2 maggio 2013

Lune nuove


Non aspettate che...

Non perdete tempo a sospirare
dietro a cose straordinarie, impossibili.
Non aspettate sognando,
che vi spuntino ali angeliche.

Non disdegnate di essere un fioco lumicino,
non tutti possono essere stelle...
ma illuminate qualche angolo oscuro,
facendo luce lì, dove siete.

L'umile candela ha la sua funzione,
al pari dello splendido sole,
e la più umile azione diventa nobile,
quando è compiuta con dignità.

Forse non sarete mai chiamati,
ad illuminare lontane regioni oscure,
perciò assolvete la vostra quotidiana missione,
brillando lì, dove siete.

Tratto da: Un pensiero al giorno del maestro Omraam Mikhael Aivanhov - Edizioni Prosveta

E' passato parecchio tempo da quando ho cominciato questo percorso, ho pensato: ho gli strumenti, ho le idee, ho l'ispirazione, e soprattutto ho bisogno di un sogno, qualcosa di bello da realizzare che occupi i miei pensieri scacciando il buio che ha contraddistinto lo scorso inverno e che non sembra intenzionato a lasciar libero il mio cuore.

Futuro, luce, calore, energia, mi si muovono intorno ogni giorno nel corpo, nelle parole, nelle emozioni della mia piccina grande.

Ho provato a chiederle se le sarebbe piaciuto fare insieme alcune attività proposte in Moon Mother Moon Doughter (passeggiate sotto la luna, costruzione di un cuscino dei sogni, scatola delle emozioni) mi ha guardato con il solito sguardo di sufficienza che voleva dire: "Vabbè, facciamo anche questa..." e poi mi ha chiesto: "Io e te e basta?"

Si sconta tutto nella vita, spesso più di una volta. Ho riempito la sua esistenza di coetanei perché non sentisse la solitudine che ho provato io nel crescere e ora non si può più fare niente se non in compagnia di almeno una sua amica. Ma forse ha ragione, il cerchio è il luogo migliore per trovare la propria essenza. Il cerchio sostiene e arricchisce. Proviamo.

Metto e metterò tutti i documenti che ho creato e creerò in uno spazio apposito a disposizione di chi vorrà trovarvi ispirazione. Ho anche creato un gruppo su Facebook - Il sangue arriverà - dove, nella sezione file, sto inserendo un elenco dei libri che in qualunque modo mi sono stati, finora, utili, con una recensione sintetica.

Ho scritto alle sette mamme delle sette amiche scelte da Margherita una lettera in cui chiedevo loro di affidarmi le ragazze per quattro volte; quattro incontri, circa uno al mese, in cu approfondire temi come emozioni, sogni, relazioni e ciclicità. Quattro sono venute entusiaste all'appuntamento che avevo proposto per chiarire contenuti e dubbi. na non ha dato alcun segno di risposta. Una mi ha chiamato per avere delucidazioni ma non c'è stato seguito e una ha avuto un problema logistico e forse rientrerà.
Cinque su otto, non male come partenza.

Al loro arrivo hanno trovato una tavola apparecchiata da regine (bicchieri di cristallo, piatti del servito buono, candelabro a tre bracci e tovaglioli rosa di Hello Kitty) e ad accoglierle io e Giusi Merli, splendida attrice che meglio di chiunque altra poteva incarnare la bellezza della terza età della vita femminile.
Avevo preparato 8 "carte" riportanti gli otto accordi di base su cui si reggerà il cerchio nei primi quattro incontri. Lo so, e l'ho detto anche a loro, non sono state oggetto di accordo, ho chiesto fiducia e me la hanno accordata. Proveremo e se non gli piacerà dal quarto incontro si potranno cambiare.
Ognuna si è presa in carico una regola che varrà fra di loro dentro e fuori dal cerchio. Ognuna ha pescato da questo mazzo una Dea che le indicherà il cammino nei giorni fra un incontro e l'altro.

Abbiamo provato a respirare profondamente (sì, su questo c'è un po' da lavorare), abbiamo sentito le nostre voci vibrare in una 'm' che ci ha scaldato le labbra. Ho distribuito ad ognuna:
- la propria carta del cielo in cui trovare segno e casa della Luna;
- le sfide della Luna per ogni segno e casa tratte da questo libro: Moon Surfing di Nikki Harper - non l'ho trovato su anobii ma l'ho acquistato qui in formato elettronico http://www.amazon.com/Moon-Surfing-Lunar-Astrology-Handbook/dp/1780993269; questa è la pagina del libro su FB https://www.facebook.com/MoonSurfing e questo è il sito dove sono disponibili aggiornamenti ed esempi di diari lunari http://spiritodyssey.com/;
- un calendario lunare con ampi spazi per riportare come cambia il colore delle proprie giornate (una sorta di diario lunare); l'idea non è mia, l'ho tratta da Il Risveglio della Dea di Vicky Noble.
Abbiamo fatto un gioco divertente sulle emozioni tratto da Viaggio al cuore delle emozioni.
Dopo cena abbiamo costruito per ognuna, con il cartoncino bristol, delle scatole delle emozioni: il fondo nero come il buio della nostra profondità, il coperchio rosso come il nostro cuore e il sangue che lo nutre, dei cerchi gialli su cui riportare i nomi delle emozioni, perché portino luce nei misteri del cuore.
Poi Giusi ha raccontato la storia del Palo di Calendimaggio, tratta da Circle Round di Starhawk in cui vengono riconosciute e celebrate tutte le forme di amore (se cominciamo a Primavera, con adolescenti, di cosa altro dovremmo parlare???) e abbiamo lasciato le ragazze sciogliere il cerchio portandosi via i tre doni della Regina di Maggio: incontrare l'amore giusto per sé nel momento giusto, riuscire a dire di no all'amore sbagliato per sé e riuscire a dire di sì all'amore giusto.

Il prossimo incontro sarà il 10 Maggio, sono già nel panico.




martedì 16 aprile 2013

Tre giorni selvatici

Tante cose si stanno muovendo, dentro e fuori di me, troppe per riuscire a condividerle, purtroppo, ma ho fiducia di riuscire ad un certo punto a fare una sintesi, a futura memoria.
Nel frattempo, chi vorrà, potrà venire a sentir raccontare questa ed altre storie nel corso di:

Giorni selvatici di Primavera
dal 30 Aprile al 2 Maggio

Un prato fiorito sotto i piedi, un cielo stellato sulla testa.

Tre giorni in cui il tipì sarà in mezzo al bosco su un monte al confine fra Chianti e Valdarno superiore per festeggiare il fiorire della Primavera. 

PROGRAMMA DI MASSIMA

Gli orari sono indicativi, faremo del nostro meglio lasciandoci spazi di autonomia e di modifica condivisa anche radicali.

30 Aprile
 - ore 18: partenza da Le Giunchete, arrivo a Monte Muro, montaggio tipì e tende, raccolta legna e accensione del fuoco; a seguire cena condivisa intorno al fuoco, chiacchiere, canti e racconti nel tipì e a nanna;

1 Maggio
- alba: pulizia del viso con la rugiada – si narra che la rugiada del primo di Maggio contenga il potere degli Elfi di mostrare all’esterno la bellezza del cuore;
- nella mattina: passeggiata fuori sentiero, accensione del fuoco per la grigliata;
- nel pomeriggio: grigliata condivisa (ognun* porta qualcosa da mangiare e da bere, tovaglia, piatti, bicchieri, posate), dolce far niente (consigliata la coperta per sdraiarsi sull’erba), passeggiata fuori sentiero a lasciare cibo al Piccolo Popolo, musica, canti, danza di Calendimaggio (per partecipare portarsi un nastro colorato o un filo di lana lungo m. 4,5), racconti e favole, realizzazione coroncine dell’arcobaleno;
- al crepuscolo: Cerchio delle Madri – la festa di Calendimaggio è stata nei secoli occasione di celebrazione della vita e di tutti coloro che la nutrono (madri, padri, nonni, zii, genitori adottivi, e chiunque curi e sostenga chi ha bisogno di aiuto). All’avvicinarsi del tramonto costruiamo uno spazio per onorare chi dona la vita e chi la sostiene, in qualunque forma abbia scelto di farlo. Il Cerchio si concluderà con l’arrivo del buio. Seguirà serata intorno al fuoco nel tipì.

2 Maggio
- mattina: realizzazione profumo personale con olii essenziali (ognun* potrà andar via con la propria boccetta);
- pomeriggio: smontaggio campo e saluti.

PER LA PARTECIPAZIONE AL CERCHIO DELLE MADRI E’ NECESSARIA LA PRENOTAZIONE ENTRO IL 26 APRILE ALL'INDIRIZZO ZAMPALEGGERA at GMAIL.COM


martedì 26 febbraio 2013

Tempo, tempismo, tempestività ovvero dell'arte di tergiversare

Tergiversare, dal dizionario del Corriere on line:

tergiversare

[ter-gi-ver-sà-re] v.intr. (aus. averetergivèrso ecc.) [sogg-v]
  • • Eludere una domanda con risposte vaghe; perdere tempo evitando di manifestare il proprio pensiero; rinviare una decisione SIN temporeggiare.

Tergiversare è una parola che mi piace, una di quelle parole preziose che raramente capita di sentir pronunciare, che mi porta alla mente un tempo lasciato passare ma non necessariamente per colpevole dimenticanza o incuria, piuttosto nella più o meno profonda consapevolezza della necessità che quel tempo dia maggiore spessore o profondità, o anche solo attenzione, a ciò che finalmente arriverà o che è arrivato ma non riusciamo a gestire o a completare.
La dico, questa parola, e ne godo la lunghezza, la difficoltà nel dare seguito alla 'g' dopo la 'r', il suo sapore retrò, il suo essere orgogliosa liberazione dell'efficenza a tutti i costi, del dover essere e dover fare a cui, da quando ricordo, oppongo resistenza a favore di un voler fare che porti raggi di luce e di calore nelle giornate che fin da bambin* ci viene insegnato a dedicare al "dovere e bisognare".
Ho trovato un solo limite a questa mia inveterata (brutta?) abitudine: il rispetto degli altri ma qui si apre un capitolo difficile su bisogni e percezioni che affronterò quando sarà il momento di dedicare qualche parola alla comunicazione non violenta.
Ora, riprendendo finalmente il solito Mestruazioni di Alexandra Pope, mi imbatto, fra gli ultimi dei tredici passi nel percorso di riappropriazione del potere e del sacro del ciclo femminile, in un intero capitolo dedicato all'arte di tergiversare, di dare spazio e respiro alle decisioni, ma anche alle parole. Musica per le mie orecchie! La Pope suggerisce di seguire con attenzione il flusso interiore: "assecondate i momenti in cui siete esitanti o tendete a ritirarvi, siate curiose e rispettate la vostra esitazione, anziché criticarvi se non passate subito all'azione. Accettate la vostra inclinazione e state a guardare come va: immaginate che dietro all'incertezza ci sia la vostra saggezza all'opera. [...] Senti la paura e non fare niente perché può darsi che ci sia qualcosa di interessante che sta emergendo e che ancora non conosci del tutto".
Se sulle decisioni e le azioni sono poche le deviazioni alla linea, almeno negli ultimi anni, sulle parole c'è molto da lavorare: come limitare la capacità dialettica, la tendenza a sparare consigli e sentenze a cui siamo abitut* fin dalla culla, a favore di un ascolto vero e profondo che può essere tale solo se sostenuto dal respiro e dal silenzio? Come zittire quella lingua efficace e razionale che cerca e trova soluzioni efficaci e di buon senso ma che non dà spazio al cuore, all'essere presenti, all'abbraccio?
Ho cominciato tacendo: di fronte al dubbio, alla sofferenza, all'angoscia, allo sguardo che cerca un appiglio, ho taciuto, ho risposto solo uno occhi che raccontassero per me la mia volontà di capire davvero.
Molt* hanno accolto quello sguardo e vi hanno trovato un invito ad altre parole più vere, altr* lo hanno rifiutato, mi hanno chiesto perché non parlassi, cosa avessi da guardare in quel modo, quale fosse la mia risposta.
Ho ribattuto che stavo cercando di capire cosa ci fosse nel loro cuore, cosa stessero cercando e cosa io potessi dare, ma non siamo arrivati lontano, o forse è stato il solito semino e si vedrà.
Non sempre ci riesco, a tacere intendo, soprattutto, purtroppo, proprio con le bambine. Con loro riemerge prepotente l'istruttrice, la maestra, quella che ha sempre la risposta e la soluzione in mano, come se a loro gliene fregasse qualcosa della soluzione.
Spesso però, le loro reazioni insofferenti mi "svegliano" ed esaurito il dovere pedagogico riesco a prendermi lo spazio di un ascolto vero, pura presenza, senza istruzioni.
Proprio non ci riesco con chi mi aggredisce, mi giudica o parla male di altr* assenti; evabbè, me ne farò una ragione, non aspiro alla santità, faccio mia l'esortazione "Porgi l'altra guancia" solo nel limite del tentativo di riconoscere, nei comportamenti che mi feriscono, la traccia di una sofferenza, per scavare sotto la rabbia, trovare la compassione e con essa un po' di calore che mi permetta di dare una risposta che non sia nuova aggressione, se sono in grado e se ne ho voglia.