venerdì 22 giugno 2012

Eccentricismi

Il solito trasferimento in auto, le solite strade fra il bosco e i campi ed io che ad un certo punto, passando davanti ad una casa che si trova a circa 2 km dalla nostra ed è altrettanto isolata penso e dico: "Certo che anche quelli che abitano qui dovremmo cercare di conoscerli...". La mia piccina grande dal sedile dietro risponde: "Eh, già, in effetti noi conosciamo così poca gente...". Ho riso per una settimana almeno e tuttora quando ci ripenso non riesco a trattenere un sorriso.
Va riconosciuto e riconosciamomelo: per essere trapiantata solo da una dozzina d'anni in questa frazione di un piccolo comune di cintura ma non abbastanza per avere un minimo di aria metropolitana, posso godermi, nel bene e nel male, i frutti del mio spasmodico impegno di integrazione socio-culturale.
Non è stata una passeggiata: il mio essere inguaribilmente eccentrica e la mia continua ricerca di essenzialità, autenticità e, soprattutto, libertà, non mi hanno aiutato (e non hanno aiutato nemmeno le mie figlie) ma potrei dirmi moderatamente soddisfatta anche se la stessa piccina grande di cui sopra qualche tempo fa mi ha chiesto: "Mamma, come si chiamano quelli che fanno sempre le cose diverse dagli altri?". ADR: "Eccentrici". Insiste: "E perché noi siamo così eccentrici?".
E giù un bel sermone, da parte mia, sul senso della ricerca, della critica e della diversità che vi risparmio.
Ma ora arriva la domanda peggiore del periodo, quella più recente, che ancora brucia: "Mamma, ma perché noi conosciamo un sacco di gente e non conosciamo giusto i genitori del ragazzo che mi piace?". Panico! Ecco subito arrivare al galoppo i sensi di colpa!
Non li conosciamo perché abbiamo tentato un sacco di volte di invitarli alle cose bizzarre che organizziamo e non sono mai venuti. Non li conosciamo, forse, perché fanno parte del movimento del focolare (chi non sa cos'è guardi qui e qui) e la loro ingombrante presenza a Loppiano è il principale motivo per il quale noi, sebbene credenti, non frequentiamo la parrocchia. Forse i genitori dell'oggetto dei desideri di mia figlia non apprezzano questo nostro assenteismo, o forse, semplicemente, ci ignorano presi da ben altre occupazioni spirituali e non.
Un'altra opzione, che non voglio nemmeno prendere in considerazione, è che l'oggetto dei desideri non ricambi l'interesse del mio tesoro, ma questo proprio non posso crederlo anche perché abbiamo abbondanti segnali contrari.
In conclusione le possibilità di fronte alla mamma sommersa dai sensi di colpa e di inadeguatezza all'ambiente sociale circostante:
1) il solito chi non mi vuole non mi merita;
2) tentare di coinvolgere un gruppo di ragazzi e genitori della scuola, compresa la famiglia di cui sopra, in qualche iniziativa delle nostre (magari non troppo selvatica) cercando di insistere con quei genitori per avere la loro presenza (rischiando che la scelta di non far frequentare i due sia definitiva):
3) aspettare che l'oggetto dei desideri riesca ad imporre le proprie volontà (che finora dichiara sistematicamente frustrate) ai genitori confidando che quando la pera sarà matura cadrà e se non dovesse cadere aspetteremo che ne cada un'altra.
Si accettano preferenze.

lunedì 4 giugno 2012

Domande

In questi giorni ho ricominciato a frequentare i social network con una certa assiduità, twitter in particolare, e oggi ho avuto la prova provata di una mia sensazione che sta diventando certezza: non c'è nessuna (o pochissima) attenzione on line alle tematiche dello sviluppo sessuale, o anche solo al percorso di crescita degli adolescenti che li trasforma in giovani adulti mentre c'è una sovraesposizione di tutti gli argomenti che riguardano gravidanza, puerperio e i primi 3 anni di vita dei bambini.
Ed ecco la prova: http://mammacheblog.com/ "MammaCheBlog Social Family Day è una giornata per le mamme della Rete, una conversazione aperta tra mamme 2.0. Qui vogliamo facilitare e stimolare l’incontro, lo scambio, l’approfondimento e il confronto per far crescere insieme idee e servizi in Rete."
La parte più interessante per i miei scopi mi sembra lo "spazio showcase" dedicato alle mamme che vogliono per presentare il proprio blog/servizio/idea. C'è un bell'elenco di blog e siti che mi sono presa il tempo di visionare a campione e il risultato è: niente di niente per mamme o babbi con figli di età maggiore di 6 anni (a dir tanto), un sacco di consigli per gli acquisti (comprese le foto dei propri figli con addosso vestiario per centinaia di euro), diete dimagranti, fitness, ricette di dolci zuccherosissimi, e simili. C'è poi tutto il settore "bimbo e mamma naturale": sostegno all'allattamento a palate, parto naturale, valanghe di critiche al libro di Estivill sul sonno dei bambini, coppetta mestruale e indicazioni di corretta (per la salute e per l'ambiente) alimentazione.
Un ambito in recente sviluppo è quello che definirei dei "padri presenti": tutti quei padri che decidono di prendersi uno spazio di cura ed educativo dei propri figli, ci trovano un gran gusto e lo raccontano in rete in modo spesso molto divertente, anche questi però non vanno oltre i 6 anni.
Resta la solita domanda: perché questo vuoto? Cosa succede ai genitori dopo che i loro figli cominciano ad andare alle elementari?
Possibili motivi: perché c'è un gran spazio di marketing su mamme in attesa, puerpere e bimbi piccoli; perché la generazione che ha cominciato a vivere e a condividere on line ha ora fra i 30 e i 40 anni e ha avuto figli tardissimo; perché i padri si scontrano con i figli adolescenti principalmente dal punto di vista fisico mentre le madri gestiscono il proprio dolore e il proprio disorientamento tramite altri canali o (e temo sia la maggioranza) in solitudine; perché parlare di come ci piace o ci mette in difficoltà il nostro figlio piccolo, che in quanto tale non può agire spinto da intrinseca cattiveria è più facile, ci mette meno in discussione, del condividere un percorso di crescita, separazione e autonomia che si muove come una lama nelle nostre parti più doloranti...
Una bella sfida, proseguo nella navigazione a vista, e quasi quasi mi sembra un conforto il non essere interessante per sponsor come quelli del Social Family Day.
Potrei tentare di abbandonare, almeno un pochino, questo atteggiamento  mostruosamente snob e, pur cercando di mantenere un minimo di spirito critico, buttarmi fra le onde del "mi piace", commento il tuo blog e tu commenti il mio, blogroll, contest e simili, anche solo per trovare conforto in questo sentiero accidentato, quello che ho tanto cercato nei primi difficili anni di vita di mia figlia e che ora viene offerto un tanto al chilo in ogni angolo della rete.
Eppure non riesco a scordare il monito di Mark Twain: "Quando ti trovi d'accordo con la maggioranza è il momento di fermarsi e riflettere" e temo che continuerò a camminare in direzione ostinata e contraria, o quanto meno solitaria.